Il Monumento agli Innamorati

Se pensiamo a un “monumento degli innamorati” dobbiamo unire quello che gli uomini hanno diviso. In questo modo è possibile leggere un messaggio che, preso in prestito dalla Parola di Dio, sfida la morte e pure i secoli: “forte come la morte è l’amore, più tenace dell’oltretomba è la passione” (dal Cantico dei Cantici).

- Fr. Agnello Stoia

La Storia

Un grande benefattore del Convento fu Diego Cavaniglia divenuto appena ventenne Conte di Montella. Recatosi a combattere contro i Turchi a Otranto, venne ferito e morì all’età di 28 anni nel settembre del 1481. Egli volle essere seppellito a San Francesco dove la consorte, Margherita Orsini, fece edificare una cappella e un superbo monumento sepolcrale che, rimosso dopo il 1740 dal suo luogo originario, si può visitare nella sacrestia.

Le tre cariatidi la Prudenza, la Giustizia e la Temperanza reggono il sarcofago rappresentano tre delle quattro virtù cardinali. La quarta, ovvero la virtù della Fortezza, sarebbe impersonata dalla statua del cavaliere stesso. Le ghirlande di alloro che circondano le raffigurazioni di S. Pietro, della Vergine e di S. Antonio, si vedono per tre volte attorniare lo stemma del Cavaliere, sia sul coperchio che ai lati del sarcofago: forse per indicare che egli fu un campione della fede.

“Forte come la Morte è L’Amore”

L’iniziativa di adottare a “monumento degli innamorati” il mausoleo del Conte Diego Cavaniglia è stata accolta volentieri da me e dalla mia Comunità francescana conventuale di S. Francesco a Folloni. Ne abbiamo intuito la bontà e per questo l’abbiamo subito incoraggiata, l’unica preoccupazione era quella di confortare con testimonianze storiche una proposta tanto significativa. D’istinto abbiamo detto di si perché, riflettendoci, c’era qualcos’altro che ci spingeva
positivamente a farlo, qualcosa che andava oltre l’iniziativa e la ricorrenza di S.Valentino.

Un cavaliere bello e nobile, forte e serenamente addormentato è presentato a tutti come un uomo
ottimo e un perfetto cristiano. Sotto un arco trionfale, Margherita Orsini, attenta ad ogni dettaglio, ci descrive con parole di pietra il suo uomo. Ci dice che Diego fu un uomo forte, prudente, giusto,
equilibrato. Tre cariatidi infatti sostengono il sarcofago: esse reggono i simboli delle virtù cardinali Prudenza, Giustizia e Temperanza. La quarta virtù, la Fortezza, a detta di molti sarebbe rappresentata dallo stesso cavaliere, morto ventottenne combattendo da valoroso ad Otranto, “in turcas strenue dimicas” come detta l’iscrizione. Margherita ci dice che Diego fu un vero cristiano. Le ghirlande di alloro che incoronano la Madonna, S. Pietro e s. Antonio nei tre riquadri del sarcofago, circondano per tre volte lo stemma dei Cavaniglia sia sul coperchio che ai lati. Questo per indicare la statura morale e spirituale del marito. Il mausoleo che ammiriamo è, dunque, un segno esterno del monumento aveva eretto già nel suo cuore all’uomo che aveva profondamente amato.

Fin qui viene spontaneo pensare che per l’amato Diego, perduto così prematuramente, Margherita desiderasse perpetuare una degna memoria, magari con toni esagerati e di sapore retorico. Ma il particolare che ci ha spinto ad andare oltre, che desta tenerezza e rivela la verità, la grandezza e la fedeltà di questo legame sta nel fatto che quaranta anni dopo lei stessa fa preparare la sua tomba ai piedi del marito. Il mausoleo infatti, opera presunta di Jacopo della Pila, è datato 1481; la lapide marmorea della tomba terragna che la raffigura come terziaria penitente anziché di nobildonna d’alto rango, reca la data 1521. Molti hanno letto in questa volontà un senso di colpa, un perdono chiesto al marito per essersi risposata. È storia il fatto che ebbe seconde nozze, ma si sa pure che vi fu costretta per ragioni di stato. Proviamo invece a mettere insieme i due pezzi che compongono insieme l’unico monumento originario, così come era stato pensato e fatto realizzare da Margherita. Prima che gli uomini scomponessero il monumento – lei inserita nel disegno geometrico del pavimento della chiesa settecentesca, lui ad equilibrare i volumi della sagrestia – costituivano un’ unica ed inseparabile opera.

Il posto di Margherita era proprio quello, vicino al marito, perché nonostante fossero trascorsi tanti anni, nonostante le seconde nozze, non si era spento in lei né era venuto meno l’amore per Diego.

Complesso Conventuale San Francesco a Folloni

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